Le Conversazioni sono dialoghi in movimento tra umano e artificiale: voci e incontri con chi abita il confine tra le scienze umane e le macchine.
Deckard — Partiamo dal nome del campo. Perché «artificial humanities» e non, per esempio, «digital humanities»?
Nina Beguš — Perché lo spostamento non è di strumento, ma di soggetto. Le digital humanities usano la computazione per studiare la cultura. Qui la computazione partecipa alla cultura: produce gli artefatti che poi interpretiamo. Il punto non è applicare un metodo, è capire una scena nuova.
Deckard — E il compito delle scienze umane, in questa scena?
Nina Beguš — Stare dentro il processo, non commentarlo da fuori. Comprendere, orientare, progettare. Questo è il programma — e richiede persone che sappiano leggere un testo e un sistema.